Formati in materie umanistiche e dunque senza particolari attitudini scientifiche e informazioni sulle tecnologie, gli storici dell’arte, a partire dagli anni Ottanta del Novecento – quando si diffusero i personal computer, poi internet, poi e-mail, blackberry, palmari, iPod e via elencando – si son trovati a decidere se adeguarsi, magari da autodidatti, in attesa di una “alfabetizzazione informatica” ufficialmente impartita, o restare nel solco delle abitudini acquisite: testi manoscritti, lettera 32 e fax. La scelta si è imposta a tutti noi che lavoriamo nelle Soprintendenze. La stragrande maggioranza ha scelto di adeguarsi e i risultati, grazie anche all’affiancamento da parte di qualificati professionisti esterni, sono sorprendenti.

Da una gestione dei dati basata su supporti pre-informatici (cartaceo, pellicola, stampa fotografica) si è passati negli ultimi anni a modalità del tutto diverse di acquisizione, gestione, archiviazione e condivisione di testi e immagini, sulla base delle tecnologie informatiche in rapido progresso. Anche il Ministero si è attivato per coordinare quello che, partito in sordina sulla base di una sorta di “volontariato” originato da inclinazioni, interessi e competenze individuali, è divenuto un tumultuoso e pluralistico avvio di iniziative.

Nella Soprintendenza fiorentina già per i Beni Artistici e Storici, così come nel Polo Museale Fiorentino, i progetti giunti in porto e trasformati in servizi gratuiti all’utenza remota sono così tanti e importanti, da meritare un incontro a più voci sotto l’epigrafe riassuntiva “Musei on line”. L’immenso lavoro compiuto da Maria Sframeli con tanti altri colleghi e collaboratori viene presentato in forma unificata per raggiungere chi ne è il vero destinatario, l’utenza: studiosi, docenti, studenti, pubblico in generale.

Dalla fine degli anni Novanta il rapporto tra il patrimonio artistico di musei e territorio e le tecnologie digitali è diventato così stretto e proficuo, da meritare a mio avviso di esser strutturato come uno degli elementi che andranno a comporre la dichiarazione di missione di questa Soprintendenza Speciale che, in un futuro non lontano, si dovrà pur scrivere. Penso infatti che vada fatto rientrare in essa un compito che mi sentirei di esprimere almeno provvisoriamente in questi termini: “Acquisire, archiviare, organizzare e disseminare conoscenze, in forma di dati verbali e visuali, sul patrimonio gestito e tutelato, anche e soprattutto nei modi e con gli strumenti resi disponibili dalle tecnologie contemporanee”.

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